• Delia Prete

C’è vita su Marte? Curiosity scopre la presenza di molecole organiche

Curiosity, il rover lanciato il 6 Agosto 2012 dalla Nasa, agenzia aerospaziale statunitense, potrebbe aver rilevato dati fondamentali per la ricerca di vita su Marte. Il rover esplora i crateri marziani da ormai diversi anni, ma di recente il suo server è stato modificato, così da poter sperimentare una nuova tecnica per rilevare indizi di possibile vita nel pianeta. I risultati iniziali sono esaltanti: il veicolo spaziale ha infatti individuato la presenza di molecole organiche che fino ad oggi non erano mai state rilevate. Come riporta la rivista scientifica americana Nature Astronomy, il lavoro di Curiosity si è svolto in prossimità delle Dune di Bagnold, all'interno del cratere marziano dove opera il rover. Qui è stato prelevato del materiale, poi analizzato con un metodo definito a "chimica umida". Il lavoro è consistito nel trasferire nello strumento SAM (Sample Analysis at Mars ) materiale prelevato dal suolo nel dicembre 2017. Il metodo impiegato, basato sulla chimica umida, utilizza una particolare miscela chimica che, unita al campione di suolo prelevato, consente di rilevare vari componenti tra cui le nuove molecole organiche. In particolare, sono stati individuati acido benzoico e ammoniaca, mentre – sottolineano i ricercatori – non sono stati individuati amminoacidi (elementi fondamentali per la vita in generale, soprattutto per quella umana). La sorpresa – continuano i ricercatori – è il luogo preciso della scoperta delle molecole. Nella zona sono infatti presenti numerose radiazioni spaziali estremamente dannose per la sopravvivenza di tali molecole; studi futuri cercheranno quindi di capire come queste molecole possano vivere nel determinato ambiente. Vale la pena ricordare che quando si parla di "molecole organiche su Marte" non si intende necessariamente "vita" sul Pianeta Rosso: più semplicemente si tratta di molecole composte da elementi che sono alla base della vita, come carbonio, idrogeno, fosforo e altri. La scoperta è quindi un grande passo in avanti per quel che riguarda l’ingegneria aerospaziale e l’informatica dei sistemi, dei rover e delle sonde, ma lo è anche per gli scienziati che, fiduciosi, sperano di poter trovare altre molecole di questo tipo in altre zone del pianeta, così da poter definire più chiaramente le teorie di vita e le ipotesi sulla storia di Marte.

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