• Davide Palazzi

Capitolo IV

Capitolo 4

Dal diario di Aurelius Phoenix [...] Ancora scosso, indicai con la punta della lancia improvvisata la bolla di terriccio che avevo creato a protezione del Ventae, poi dei puntini neri coprirono la mia visuale e svenni cadendo a terra. Le prime cose che ricordo dopo che mi svegliai sono ancora molto vaghe, ma ricordo bene come in tutti i miei ricordi di quel giorno fosse costante il battere dei martelli dei fabbri e il rumore della folla di soldati in armatura leggera che passavano: il mio mondo tutto ad un tratto era colorato del verde della tenda del soldato che avevo cercato di proteggere, che mi fissava dall’alto mentre provavo ad alzarmi dal telo su cui qualcuno mi aveva posto. - Rilassati ragazzo, qui sei al sicuro - disse lui vedendo i miei sforzi - ora dovresti solo cercare di riposare, per uno come te deve essere stata dura utilizzare tutto quel mana in una volta sola, per di più per uno sconosciuto; ti ringrazio profondamente. Io tuttavia, ancora sotto shock, urlai sgarbatamente qualcosa del tipo -Dove sono!? Chi è lei!? - Nessuno di cui tu ti debba preoccupare, tranquillo. A proposito, come ti chiami ragazzo? - Sono Aurelius Phoenix, un orfano della piccola provincia di Clover - Grazie Aurelius, ti devo la vita. Ora davanti a te si pone un bivio: vuoi tornare alla tua routine di sempre, caratterizzata da povertà e vuoto, o vuoi entrare a far parte della gloriosa Unione degli Alleati di Vormir e combattere insieme per eradicare ogni male da questo mondo? Fu proprio su quella domanda che si discostarono i lembi della tenda e fece capolino il viso solcato da una candida cicatrice di un uomo nerboruto, che si introdusse nella tenda e cominciò ad urlare contro il Ventae. - Ma cosa pensavi di fare!? COSA! Hai tanti nemici già a Vormir, non ti serve andare sul campo di battaglia se vuoi farti ammazzare! Continua…

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