• Davide Palazzi

Capitolo III

Capitolo 3

Dal diario di Aurelius Phoenix

[...]

- Hai ragione, non vince chi urla di più- disse una voce femminile da dietro la bolla di terra che avevo evocato: - Vince il più forte.

Un’espressione di sorpresa attraversò rapidamente il volto del nemico, mista a qualcos’altro: paura, per essere riassorbita in una maschera di spavalderia subito dopo.

- Oh la bella signorina mi ha fatto il favore di venire subito da me senza bisogno di doverla cercare, ma che piacere- proruppe la sua voce, insieme ad una risata al limite dell’isterico.

- Taci verme- rispose di rimando lei.

La donna si avvicinava con passo lento, quasi solenne, le calzature dell'armatura illuminate di azzurro, fino ad arrivare a pochi passi dal nemico. Una goccia rossa scese dal cielo in un bagliore violetto e fu tutto finito. Un vento gelido spazzò tutta la radura, mentre dei residui di alchimia rimanevano nell’aria; “Che elemento era mai quello?” pensai subito esterrefatto. Sicuramente un fructus, prodotto di diversi elementi, ma, mentre il colore diceva che era l’unione di Acqua e Ignis, la logica rispondeva subito che era impossibile: l’uno era la totale negazione dell’altro, la pace contrapposta alla guerra, la salute alla malattia, la cui sola unione avrebbe causato una reazione che avrebbe ucciso non solo l’alchimista, ma anche ogni forma di vita nelle immediate vicinanze.

- Dov’è lui- chiese subito lei rivolgendomi un gelido sguardo di disprezzo.

Ancora scosso, indicai con la punta della lancia improvvisata la bolla di terriccio che avevo creato a protezione del Ventae, poi dei puntini neri coprirono la mia visuale e svenni cadendo a terra.

Continua...


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