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  • Martina Tosarini

Ferragni a Sanremo: la violenza sulle donne è anche economica

Chiara Ferragni devolve il suo contributo a Sanremo alla lotta contro la violenza sulle donne


L'imprenditrice e influencer sarebbe stata la prima e l'ultima donna a co-condurre con Amadeus e Gianni Morandi, come deciso il giugno scorso, e ha già deciso di versare il suo compenso a Sanremo alla rete nazionale antiviolenza D.I.RE. Non rivela l'entità della donazione, già interamente versata all'associazione che sostiene le donne, ma si capisce che questo nuovo impegno le sta particolarmente a cuore.


Fin da piccola, racconta, è cresciuta con l'idea che non sarebbe mai dipesa da un uomo: "Anche a Cremona, dove sono cresciuta, era pieno di donne che non lavoravano e anche se i rapporti non andavano bene, avevano paura di uscire da quella situazione. Non erano indipendenti economicamente. Io ho capito che dovevo trovare il modo di esserlo, è difficile decidere la propria vita quando è l'uomo che porta il denaro a casa. C'è anche la violenza economica. Invece è troppo importante lavorare, fare qualsiasi cosa che ci renda libere e indipendenti".


"Non c'è solo la violenza economica ma anche quella psicologica" racconta " e io ne sono stata vittima, lo capisci dalle frasi, dall'atteggiamento. Quando ti rendi conto che un uomo vuole decidere per te. Ti dici: vabbè è geloso, è possessivo. Invece sono tutti campanelli d'allarme. Devi dirti: 'Non me lo merito'. Ora sono contenta che se ne parli, anzi, in primis voglio parlarne io".


D.i.Re un’associazione italiana che gestisce oltre 100 centri antiviolenza e più di 60 case rifugio in tutta Italia e la collaborazione punta a prevenire e contrastare il fenomeno pervasivo della violenza maschile.


In Italia, oggi più che mai, c’è bisogno di parlare e di fare qualcosa di concreto contro la violenza maschile. Alla vigilia della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre 2022 la somma dei conti ha dimostrato che il problema é sempre piú attuale e anzi è in peggioramento. Nei primi sei mesi del 2022 sono state 61 le donne vittime di omicidi volontari, all’undicesimo mese erano 104.

I dati fanno veramente rabbrividire: il 58,8 per cento delle donne è vittima di un partner o ex partner.

Un altro rapporto realizzato da Eures, mette in luce altri elementi importanti: il primo è che è in diminuzione l’incidenza delle grandi aree metropolitane come regioni dal rischio più elevato per le donne, l’altro che aumentano i femminicidi a mani nude e, in particolare, quelli da percosse accompagnati da esplosioni di rabbia, spesso derivanti dalla impossibilità di esercitare il proprio controllo sulle scelte o sui comportamenti delle vittime. La fotografia esatta, insomma, del retroterra culturale che insiste dietro al fenomeno del femminicidio.


Il problema resta appunto culturale: è quello che ha spiegato anche la senatrice Valeria Valente: “ La violenza è l’espressione di una sperequazione di potere esistente nella relazione tra l’uomo e la donna”. Una sperequazione che passa anche dall’aspetto economico: non a caso ancora oggi le donne lavorano meno, o sono pagate meno a parità di condizioni lavorative, e sono dunque messe spesso nell’impossibilità di rendersi indipendenti da coloro che le maltrattano.


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