• Martina Tosarini

Il lancio di Artemis I - Ritorno alla Luna

Aggiornamento: 23 nov

Dopo ben 3 mesi di rinvii e difficoltà tecniche, lo scorso 16 novembre dal Kennedy Space Center in Florida (USA), finalmente la missione Artemis I della NASA è partita verso la Luna: si tratta della missione spaziale più importante degli ultimi anni per gli Stati Uniti, dal momento che è la prima di tre missioni del nuovo programma Artemis della NASA, che dovrebbe consentire di riportare gli USA e i suoi alleati (tra i quali l'Europa, con l'Italia) sulla Luna.

Col programma Artemis l'uomo torna dunque sulla Luna, esplorando parti a oggi sconosciute, ma soprattutto si prepara anche per raggiungere una destinazione ancora più ambiziosa: Marte. Lo scopo è "imparare a vivere nello spazio", come sfruttare al massimo le risorse a disposizione e come costruire gli strumenti e le infrastrutture necessarie alla vita umana oltre la Terra.


Dopo Artemis I sarà infatti il turno di Artemis II, prevista per il 2024, con l'obiettivo di portare un equipaggio di astronauti a orbitare attorno alla Luna senza però scendere sulla superficie, e a seguire Artemis III, non prima del 2025, con cui inizierà la parte più ambiziosa del progetto, cioè la costruzione del Lunar Gateway. Si tratta di uno "spazioporto" in orbita attorno alla Luna, dove le navicelle spaziali potranno attraccare e darsi il cambio. Per sbarcare sulla Luna da lì gli astronauti useranno una navetta, la “Starship” (la cui progettazione e produzione è stata affidata alla Space X di Elon Musk), e dopo essere sbarcati raggiungeranno la base permanente lunare. In futuro, però, Starship potrebbe diventare un sistema molto più pratico ed economico per raggiungere la Luna: l’astronave di SpaceX è infatti progettata per eseguire tutto in autonomia (partire dalla Terra, viaggiare fino alla Luna, compiere l’allunaggio e tornare indietro) ma deve ancora dimostrare di poter funzionare.

Questo lancio è essenziale per sperimentare e dimostrare l'affidabilità dell’enorme razzo Space Launch System (SLS), il più potente mai costruito, e la capsula da trasporto Orion, sulla quale un giorno ci saranno gli equipaggi per andare sulla Luna: a bordo non ci saranno astronauti in carne e ossa, ma tre manichini, i "Moonkin Campos” (queste "repliche del corpo umano" sono equipaggiate con una serie di sensori per raccogliere dati che saranno molto utili per le future missioni). Dobbiamo poi ricordare che la capsula Orion eseguirà precisamente le stesse manovre che in futuro verranno effettuate dagli astronauti a bordo della missione Artemis II, che nel 2024 riporterà l'uomo in orbita lunare.


Dopo i vari rinvii, la NASA confida possa essere la volta buona per sancire il primo importante passo verso l'obiettivo a lungo termine di stabilire una presenza autosufficiente sulla Luna, gettare le basi per permettere a società private di costruire un'economia lunare e, infine, mandare gli umani su Marte.

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