• Davide Palazzi

In una sola ora Putin ha cancellato l'Ucraina dalla storia

L’ha presa molto alla lontana Putin, con un lungo discorso volto a riscrivere la storia dell’Est Europa e dell’Ucraina, tornando a parlare con toni da potenza imperiale e firmando un documento nel quale riconosce le due repubbliche separatiste del Donbass, quella di Donetsk e quella di Lugansk. Da qui, ecco l’invio delle truppe russe all’interno di questi territori per una missione di “peacekeeping”.

Il presidente russo in un’ora di discorso alla nazione ha detto che “l’Ucraina è stata creata dall dalla Russia e ne è parte integrante, per la sua storia e la sua cultura” e ha attaccato Lenin che, a suo dire, avrebbe commesso “un gravissimo errore”: quello di promuovere l’autodeterminazione delle nazioni all’interno dell’Unione Sovietica. Parole da impero che possono essere sintetizzate così: “L’Ucraina non esiste se non all’interno della Russia”.

Dopo questa lezione di storia, Putin ha attaccato frontalmente il governo e l’apparato statale di Kiev con frasi come “l’Ucraina cerca la guerra con la Russia (…) sta facendo peggio dei suoi padroni occidentali e il governo è in mano a degli oligarchi anti-russi” aggiungendo che “sul territorio ucraino ci sono neo-nazisti e terroristi anti-russi”. Insomma, un governo fantoccio dell’occidente al quale ha rinfacciato gli aiuti, sotto forma di finanziamenti, arrivati dalla Russia dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica.

Ma la vera domanda è: chi ha da guadagnare e chi da perdere in questa partita?

La Russia vuole essere riconosciuta come potenza mondiale, uno status al quale Putin non intende rinunciare, quasi quanto alla sicurezza dei propri confini: nel messaggio di ieri, ma in generale in ogni comunicazione del Cremlino in queste settimane, l’obiettivo è sempre stato molto chiaro. L’Ucraina non può entrare nella Nato, né ora né in futuro, e l’obiettivo è quello di una sua demilitarizzazione con la creazione di un Paese neutrale, fermando così l’accerchiamento sui confini occidentali russi. In un passaggio del discorso alla nazione, Putin a questo proposito ha parlato dell’ingresso nella Nato nel 2004 di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. Un allargamento a est che va letto come una minaccia perché “le infrastrutture militari Nato sono sempre più vicine alla Russia e i loro missili possono colpire Mosca in 30 secondi”.

Gli Usa stanno giocando una partita a tratti incomprensibile. Per usare le parole di Lucio Caracciolo: “O non ci capiscono niente, oppure sono talmente astuti che non fanno capire niente agli altri. Io propendo per la prima ipotesi”. Biden e Harris continuano a dichiarare che la guerra è sempre più vicina: la prima data annunciata per l’invasione era quella del 16 febbraio, poi slittata di volta in volta e oggi, nonostante l’ultima mossa di Putin, la guerra mondiale sembra ancora lontana (per fortuna!) anche se gli annunci statunitensi si ripetono ogni giorno, tanto che più volte lo stesso presidente ucraino Zelensky ha chiesto di abbassare i toni per evitare allarmismi.

Un piano russo per una guerra lampo sembra però esserci: le truppe in Bielorussia possono attaccare da nord. Tra loro ci sono anche i blindati con le “Z” sui lati, le avanguardie nell’incursione. A est e a sud ci sono gli avamposti del Donbass e della Crimea che possono rompere il fronte di resistenza ucraina in poche ore. A quel punto Kiev disterebbe pochi chilometri e un attacco informatico per sabotare linee telefoniche e internet farebbe il resto, lasciando le truppe giallo-blu allo sbando. L’obiettivo, oggi, sembra quello di usare l’esercito come arma in più per la trattativa, quando sarà finalmente il momento della diplomazia e i leader si potranno sedere al tavolo e negoziare cosa sarà dell’Ucraina e dei suoi abitanti.


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