• Delia Prete

L'inquinamento dei mari

La specie umana ha sempre prodotto una grande quantità di rifiuti, fin dalla preistoria, e con gli anni è sempre aumentata fino ai nostri giorni, dove si è arrivati a produrre circa 1,3 tonnellate di rifiuti all’anno. I rifiuti hanno iniziato a crescere con la produzione di imballaggi, che ormai sono utilizzati ovunque, spesso anche quando non sono necessari: purtroppo, la situazione continua a peggiorare e anche le acque del nostro pianeta sono sempre più inquinate. Grandi concentrazioni di rifiuti nei mari costituiscono delle vere e proprie isole galleggianti, chiamate comunemente “isole di plastica”. Ad oggi queste isole sono circa 7, e tra le più conosciute troviamo la South Pacific Garbage Patch, a sud dell’oceano Atlantico, con un’estensione di circa 1 milione di km2, e la più estesa tra queste isole, la Great Pacific Garbage Patch, nell’oceano Pacifico (tra 700 mila e 10 milioni di km^2, 6 volte la Francia) I rifiuti presenti nelle acque della Terra sono un grave pericolo per la fauna e la flora dell’habitat, ma soprattutto per l’uomo. Tartarughe, mante, razze, balene e squali rischiano di morire rimanendo intrappolati, soffocati o intossicati dai rifiuti mentre i coralli si ammalano più facilmente essendo esposti a più batteri. Oceani e mari forniscono inoltre ossigeno, acqua piovana e acqua potabile e regolano il meteo: sono quindi fondamentali per la vita e lo sviluppo umano. La scienza e la tecnologia si stanno già muovendo per risolvere e prevenire il problema inquinamento: Boyan Slat, ragazzo di origine croata e di soli 27 anni, è riuscito a realizzare una tecnologia in grado di ripulire mari e fiumi dai rifiuti e ha fondato la sua agenzia per la pulizia di mari, fiumi e oceani, The Ocean Cleanup. Il traguardo contro la lotta all’inquinamento è ancora molto lontano, ma il compito di raggiungerlo è affidato a noi giovani. Tutti i cittadini del pianeta hanno il dovere di tutelarlo, e ognuno di noi può fare qualcosa per riuscire in questo intento.

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