• Cinzia Francescut

La città dei quindici minuti, tra sostenibilità e rischio

La proposta della “città dei quindici minuti”, progetto di ecosostenibilità urbanistica, è giunta fino in Italia all’interno della campagna elettorale di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma dal 21 ottobre 2021. Per “città dei quindici minuti” si intende una distribuzione organizzata delle strutture di ogni singolo quartiere al fine di garantire a qualunque cittadino di raggiungere da casa propria, nel tempo di un quarto d’ora a piedi, qualunque punto d’interesse necessario per vivere. In soli quindici minuti di passeggiata, ognuno dovrebbe essere in grado di raggiungere negozi, posto di lavoro, edifici d’istruzione, strutture sanitarie, spazi dedicati alla cultura, all’attività fisica, alla socialità e ai diversi hobby. Il progetto è nato da Carlos Moreno, architetto e professore di urbanistica all’Institut d’administration des entreprises dell’ Università la Sorbona. L’idea dell’ottimizzazione degli spazi urbani non è così innovativa, risale già agli anni Sessanta, quando Jane Jacobs, studiosa statunitense, sostenne la necessità di una disposizione più distribuita ed efficiente delle differenti strutture, per evitare il raggruppamento dei servizi in poche zone della città. Il progetto è giunto sotto i riflettori europei ed in Italia solo dopo essere stato adottato da Anne Hidalgo, sindaca di Parigi dal 2020, ma si tratta già di una realtà esistente in diverse città del mondo, come Portland, in Oregon o Melbourne, in Australia. I benefici di questa idea sono, oggi più che mai, innumerevoli. Soprattutto nella frenesia dei nostri tempi, la possibilità di risparmiare ore di spostamenti aumenterebbe di gran lunga la qualità della vita, riducendo i livelli di stress e creando nuovo tempo libero da dedicare agli interessi individuali. Inevitabile sarebbe poi la sostanziale riduzione dell’utilizzo di veicoli a motore che porterebbe a due enormi vantaggi: l’aumento del livello di attività fisica di ogni cittadino, utile e necessario se si considera che in Europa, nel 2019, il 53 % della popolazione adulta era in sovrappeso, e la riduzione drastica delle emissioni di sostanze nocive prodotte dai trasporti urbani e dalle vetture private. Molte sono tuttavia le critiche scaturite, tra cui soprattutto l’inapplicabilità di questa teoria a diverse metropoli, italiane e non, distribuite attualmente secondo schemi completamente inconiugabili con quello della città in quindici minuti e il rischio che si verifichi un fenomeno di auto isolamento da parte delle zone urbane e dei singoli cittadini. In Italia, tra le città che risulterebbero più adatte a questo progetto secondo uno studio dell’International Transport Forum, sono: Torino, che si è classificata al secondo posto tra le città Europee con il maggior numero di negozi alimentari situati nel raggio di un chilometro dall’abitazione di un cittadino medio, Genova, settima nella stessa categoria, Catania e Palermo, ai primi posti per quanto riguarda le strutture scolastiche e quelle sanitarie. Si tratta di un progetto complesso e talvolta di difficile realizzazione, che potrebbe risolvere diversi problemi ambientali, economici e sanitari, ma che ha ancora bisogno di essere studiato e revisionato più approfonditamente per poter diventare applicabile a ogni città e per non portare all’auto isolamento dei singoli quartieri, che potrebbe causare una profonda crisi sociale.

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