• Lorenzo Cappelletti

La paura dei ragni e dei serpenti è innata?

Secondo un gruppo di ricercatori del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences e della Uppsala University, coordinato dalla dottoressa Stefanie Hoehl, la paura dei ragni e dei serpenti sarebbe una caratteristica innata dell’essere umano.


Seguendo quanto pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology, gli scienziati avrebbero infatti tentato di analizzare le risposte di neonati di circa sei mesi, che non avevano quindi ancora avuto modo di sviluppare una vera e propria avversione per questi animali, ad immagini di ragni e serpenti in contrapposizione a quelle di fiori e pesci, rilevando nel primo caso un aumento dello stress nei soggetti.


Il parametro utilizzato per determinare questo fattore è stato quello della dilatazione delle pupille, monitorata attraverso un sistema di “eye tracking” basato sugli infrarossi; La dilatazione del foro sull'iride è infatti associata al rilascio della noradrenalina o norepinefrina, un neurotrasmettitore noto anche col nome di ormone dello stress che fa parte delle risposte fisiche che generalmente si scatenano in un organismo quando quest’ultimo crede di trovarsi in una situazione di pericolo.


“La reazione di stress innata ci predispone ovviamente a imparare poi, più da grandicelli, che ragni e serpenti sono pericolosi o disgustosi; se poi vediamo i genitori averne paura o abbiamo una predisposizione genetica all’iper-reattività dell’amigdala, un’area cerebrale connessa alla valutazione dei rischi, è probabile che la paura si trasformi in fobia” afferma Hoehl.


Il fatto che la nostra specie abbia imparato a temere ragni e serpenti molto presto nel corso dell’evoluzione sarebbe inoltre confermato dall’evidenza che fotografie di animali altrettanto pericolosi, come i rinoceronti o gli orsi, non provocano stress nei bimbi piccoli: “L’uomo convive con ragni e serpenti da più di 40, 60 milioni di anni, molto più a lungo rispetto ad altri mammiferi pericolosi. Una reazione così potente e così precoce deve essersi stabilizzata nel nostro cervello molto, molto tempo fa; non è altrettanto forte, per esempio, neppure nei confronti di coltelli, siringhe o prese per la corrente. Oggetti pericolosi, con cui però conviviamo da meno tempo rispetto a ragni e serpenti e che quindi non scatenano una reazione di stress potente, congenita” spiega la neuroscienziata.


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