• Delia Prete

Morire di Alternanza Scuola-Lavoro: la tragica storia di Lorenzo

La morte di un ragazzo durante l’alternanza scuola-lavoro?

Le istituzioni sembrano non preoccuparsi molto, ma per gli studenti che protestano c’è solo silenzio e repressione.


A Castions di Strada (Udine) si sono svolti in questi giorni i funerali di Lorenzo Parelli, lo studente di 18 anni morto durante lo stage aziendale in un incidente sul lavoro, dopo essere stato schiacciato da una trave di acciaio di 150 kg nell’azienda Burimec di Lauzacco.

Il corteo funebre è stato accolto e «scortato» dagli amici della vittima, in sella alle loro motociclette e scooter, che erano anche la grande passione di Lorenzo. Momenti toccanti per i familiari e gli amici del ragazzo.

La tragica storia ha però scosso gli animi di tutti gli studenti d’Italia, che si sono riuniti in diverse piazze del paese, manifestando contro l’accaduto. I cortei, del tutto pacifici, hanno cercato di mettere in luce le numerose problematiche riguardanti l’attività di alternanza scuola-lavoro: “La sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere garantita, i ragazzi devono avere il diritto di imparare senza rischiare di morire. Senza aiuti, strumenti e dispositivi sicuri, gli stage lavorativi diventano sfruttamento. Noi studenti non vogliamo essere schiavizzati; abbandonati a compiere miseri lavori, meritiamo di più. Non si può morire per questo”. Parole veramente toccanti quelle pronunciate a gran voce da migliaia di ragazzi italiani, che vogliono iniziare ad essere ascoltati.

In quelle piazze, a Roma e a Torino, gli stessi studenti sono stati poi attaccati dalle forze dell’ordine in maniera assolutamente non giustificabile, stando a quanto emerge dai video divulgati in rete che ritraggono le cariche scontrarsi violentemente con i manifestanti: un uso della forza spropositato davanti a proteste pacifiche, e certamente non un atto di autodifesa o di tutela dell’ordine pubblico. Risultato: venti feriti di cui due gravi a Torino e quattro feriti a Roma (i quali hanno anche avuto bisogno di punti di sutura sul cranio e altrove)

Gli stessi giornali e media hanno pubblicato la notizia delle manifestazioni dei ragazzi descrivendole come ribellioni, dimostrando ancora una volta di non comprendere o prendere atto le denunce di una parte fondamentale della società, quella costituita dagli studenti.


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