• Davide Palazzi

Prologo

Aggiornamento: 1 nov 2021

L'Alchimista prese il diario e cominciò a scrivere. La penna scorreva febbrilmente sulla carta fermandosi solamente per essere nuovamente intinta nell'inchiostro.

“De Alchimia”, era questo il titolo del suo manoscritto, seguito da una breve dedica: “A voi Humani, che mi habete fatto intendere lo real peso di una vita”.

“Toto cum equilibrio spezzato principia, lo vostrum ingresso ne lo mondo mio eccetione non fa. Etiamtsi su la medesima Terra tutti li diei camminiam, semper crogiolati vi siete ne lo dolce torpore de' stoltezza più pura. Ab semper toto avviene alla vista de le vostre stolte luci, che paiono hoscurate da paraocchi, come cum fiere si fa. Namque mi figuro quae assumere lo peso de la Canoscienza non sia per la interezza de la vostra specie. Non siete li soli, piccoli Homini, in questa arida terra, etiam semper allo fianco vestro ne l’hombra la nostra atione v’ha ducati. L’Alchimia est quae toto lo vostro mundo guberna, non la vostra stoltitia et la vostra debole philosophia. Guai a voi ne lo credere quae la nobilissima ars Alchimica sia anche in infima parte cum la vestra falsa Magia confrontabile, sicché essa non crea da lo nullo vuoto, sed da lo sì magno potere de li quattuor Sommi Elementi: Ignis, Aqua, Humus et Aere, racchiuso da li Potenti Antiqui ne li Sacri Orci. Non solum hi Elementi possunt manipulati esse, enim a uno abile Alchimista combinatio horum est, ut coniarne di nuovi. Dunque, ora quae la totalitaria veritate canoscete, riuscirete a resistere allo infinito potere della Canoscenza?”

Continuò ancora per qualche pagina, raccontando la sua storia satura di malinconia e rimpianti, fino a quando non sopraggiunse la sera, e con essa le stelle tutte. La piuma vomitava parole nere come la notte che assediava la sua abitazione, fino a quando egli non appose la parola Fine. Dopodichè si alzò e si avviò verso la porta.


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