• Leonardo Pisani

The dark side of the moon

La consacrazione del prisma uscito il 24 marzo del 1973, The Dark Side of the Moon, ha venduto 45 milioni di copie in tutto il mondo, diventando il terzo album più venduto di tutti i tempi. E' rimasto per ben 741 settimane (circa 14 anni, record tuttora imbattuto) nella classifica Billboard 200 dell'omonima rivista musicale americana, dalla quale è uscito soltanto negli anni ottanta: si tratta del primo album dei Pink Floyd che è riuscito a trovare posto alla posizione numero 1 delle classifiche americane, mentre non ha superato la numero 2 di quelle britanniche, pur figurando in esse per 301 settimane e ottenendo il plauso della critica. Il disco, suonato in concerto già dal 1972, è un concept album che propone una musica concettuale ed eterodossa, alla quale si affiancano testi dal profondo contenuto filosofico e di riflessione sulla condizione umana, cosa che caratterizzerà la restante carriera del gruppo. Mentre dal punto di vista musicale collaborano tutti e quattro i componenti in maniera più o meno rilevante, i testi sono scritti interamente da Waters. Gli argomenti trattati riguardano vari aspetti della natura umana: "Speak to Me" e "Breathe" parlano della nascita e dell'infanzia; "Time", all'interno di cui è inglobata la traccia "Breathe (Reprise)", affronta il tema dell'invecchiamento e del soverchiante e rapido approssimarsi della morte, con la giovinezza che passa prima che ce ne si possa rendere conto; "The Great Gig in the Sky" esplora pensieri religiosi e di morte; "Money" si burla dell'avidità e del consumismo; "Us and Them" si riferisce al conflitto, all'etnocentrismo e al fatto che ciascuno ritenga se stesso sempre dalla parte della ragione; "Brain Damage" guarda alle malattie mentali, mostra come la follia sia solo relativa e quanto la vecchiaia porti lontano da chi si era un tempo; infine, "Eclipse", ultimo brano dell'album, afferma il libero arbitrio e la casualità degli eventi. L'uso di tecniche di registrazione avanzate da parte di Alan Parsons e di effetti sonori di forte impatto fanno del disco un'opera diversa dalle precedenti produzioni del gruppo, sicuramente la più celebre e per molti la migliore dei Pink Floyd. La copertina, creata da Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis, è una delle più conosciute della storia del rock: essa raffigura, su uno sfondo completamente nero, un prisma colpito da un raggio di luce bianca che si scompone grazie al fenomeno della dispersione ottica, nello spettro visibile della radiazione elettromagnetica.

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