• Francesco De Marte

Parte VIII - Corri!

Programmammò, tutto il piano della fuga in diversi mesi e con molta perizia. Venimmo a sapere che si stava organizzando un'altra rivolta. Sarebbe stato quello il momento propizio. Con ogni probabilità il numero di soldati a guardia dei prigionieri sarebbe stato minore, giacché impegnate nel contenere la rivolta. E così fu, con non poca difficoltà segammo, grazie ad un arnese fatto da noi, le sbarre della grata passandoci poi a stento. Da quel momento un solo monito continuava a risuonare nella nostra testa: “Corri”. Nella nostra folle corsa per sfuggire alla caccia selvaggia ci ritrovammo nel cuore della rivolta, entrambi sapevamo da dove stavamo scappando e perché, ma i nostri ideali erano superiori per valore alla vita, alla nostra vita. Così interrompemmo la nostra fuga e decidemmo di combattere. Combattere come leoni, ma quante possibilità ha un Leone di battere un bracconiere ben armato? Poche, forse nessuna, come le nostre di sopravvivere. Io e Paul fianco a fianco, schiena contro schiena, entrambi sapevamo che la libertà che già pensavamo di assaporare stava per svanire. Tutto divenne veloce, l'aria pesante, noi continuavamo in prima linea, senza arrenderci, ma successe l’irreparabile. Ci circondarono, iniziarono a stringerci, sempre più, sempre più, fino a quando la lotta si fece corpo a corpo. Paul, capita la situazione e soppesata in poco la sua lucida follia, si fece catturare per me, per far sì che potessi scappare e salvarmi. Questo era il costo di una vita: un’altra vita. Riuscì a vedere i suoi occhi, i suoi celestrini occhi ancora un'ultima volta e a perdermi per un istante in quell'immensità cerulea, prima che la brillantezza della vita scappasse dai suoi occhi da un foro aperto tra questi. Prima che ciò accadesse mi sorrise proferendo le sue ultime parole: “Amor che nulla amar perdona”. Nella mia testa risuonava la marcia funebre dell'Eroica di Beethoven ma il cuor mio non riusciva ad intellegire nulla: troppe emozioni, troppo forti, troppo contrastanti, tutto troppo denso e pesante da sopportare. Sapevo che fare, forse sarei dovuto tornare e farmi uccidere come Paul, sarei certo morto con onore, ma così facendo avrei reso vano il suo estremo sacrificio, quindi corsi. Corsi più che potevo il più lontano possibile, senza una meta e uno scopo ma solo lontano dal suo corpo freddo.

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