• Davide Palazzi

La steage di Capaci: 30 anni dopo

30 anni sono passati da quel 23 maggio che ha segnato per sempre le vite di tutti gli italiani. 30 anni sono passati da quel 23 maggio che ricordiamo come il terzo attentato di svariati altri voluti dalla follia dello stragismo mafioso. 30 anni sono passati da quel 23 maggio, dalla Strage di Capaci. La mafia scelse di uccidere Falcone, con la violenza più feroce, nella miope convinzione che eliminandolo sarebbe riuscita a tornare padrona assoluta del campo, obbligando lo Stato a ritirarsi. In realtà è avvenuto l’esatto contrario perché l’assassinio di Falcone e Borsellino fu uno shock nazionale che spinse la grande maggioranza degli italiani a comprendere l’entità del loro valore, l’importanza del loro esempio e in ultima istanza la possibilità di non avere paura davanti alla mafia. Tuttavia, come sostiene il giornalista Sandro Ruotolo, tra i primi ad arrivare sul posto: “Sappiamo un pezzo di verità, non tutta la verità. La domanda che da 30 anni non ha risposta è: fu solo mafia?”. Ancora oggi quel cratere sull'autostrada di Capaci è una voragine piena di misteri. Ecco l'ultimo. La sera del 23 maggio 1992, un camionista telefonò al numero verde dell'Alto commissariato per la lotta alla mafia: "Ieri, c'erano tre operai che stavano lavorando proprio lì dove hanno ammazzato il giudice Falcone - disse - e mi è sembrato strano, perché erano le 19.30, e poi avevano una tuta giallina troppo pulita per essere un fine settimana". Una testimonianza importante, la telefonata fu inviata subito alla procura di Caltanissetta, che la fece trascrivere, ma non venne fatto nessun altro approfondimento: il verbale è rimasto per trent'anni in un archivio. Così ancora oggi non si sa realmente quali e quanti siano stati i nemici del magistrato a tramare la sua morte.

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