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Wolf prize per la fisica 2022

Per la prima volta dopo 44 anni l’importante riconoscimento è andato ad una scienziata, Anne L’Huillier, fisica e professoressa di origine francese, premiata per i suoi studi sugli elettroni: dal 1978, anno della sua istituzione, il prestigioso premio del Wolf Prize per la Fisica non era mai stato conferito ad una donna. Gli scienziati e gli artisti che assegnano il “wolf prize”, selezionati per “il bene dell’umanità e il rapporto tra i popoli”, hanno riconosciuto il lavoro della scienziata a capo di un gruppo di ricerca nel campo della Fisica degli Attosecondi, una branca che utilizza impulsi laser ad attosecondi per studiare il moto degli elettroni su scala atomica. Anne L’Huillier, assieme a Paul Corkum e Ferenc Krausz, è stata premiata, in base a quanto leggiamo nelle motivazioni, “per aver dimostrato l’imaging con risoluzione temporale del movimento degli elettroni in atomi, molecole e solidi”. L’operato della professoressa permetterà una migliore comprensione dei processi elettronici coinvolti, ad esempio, nelle reazioni chimiche. La L’Huillier è però specializzata anche in un altro suo campo di ricerca molto importante, ovvero quello riguardante lo studio del comportamento dinamico della materia quando è eccitata da impulsi di luce ad attosecondi e l’applicazione nella fisica atomica. Il riconoscimento alla scienziata è sicuramente una grande vittoria per le donne che hanno sempre ricoperto un ruolo significativo nello sviluppo delle Scienze, faticando però ad uscire dal cono d’ombra maschile. Spesso scoperte scientifiche femminili, infatti, sono state indebitamente attribuite ai colleghi uomini: è quello che, in campo sociologico, viene definito “Effetto Matilda”. Qualche esempio? Pensiamo a Rosalind Franklin. I suoi lavori di cristallografia furono essenziali per l'identificazione del DNA, ma il merito del lavoro andò ai suoi colleghi Watson e Crick. Poi c’è Vera Rubin che, misurando la velocità stellare nelle galassie, riuscì ad intuire l'esistenza della materia oscura. Possiamo citare anche Jocelyn Bell-Burnell ed Henrietta Leavitt: la prima fu colei che scoprì la prima stella pulsar - ma la scoperta e il Nobel furono attribuite al suo supervisore - mentre la seconda riuscì a sfruttare le stelle cefeidi per misurare le distanze, ponendo le basi per il concetto di espansione universale. Arriviamo infine a Marie Curie, che uscì dal cono d’ombra ricevendo nel 1903 il premio Nobel per la fisica, per le sue scoperte sulle radiazioni. Tutte queste innovazioni e scoperte stanno alla base della teoria di due importanti studiose come Amalia Ercoli Finzi e Margherita Hack “Nella scienza e nella tecnologia, le donne possono!” Autori: Maria Pia Campagna, Emma Calabrò, Elisa Turri, Loschiavo Domenico

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